
Palazzetto Tito
20.11.02> 31.01.03
a cura di Stefano Cecchetto
Continuando una tradizione, da qualche anno interrotta, la Fondazione Bevilacqua La Masa prosegue nell'indagine esplorativa dell'arte contemporanea che fa capo alle arti applicate, e in particolar modo il vetro; uno dei materiali più affascinanti e più difficili da utilizzare al di là delle consuete applicazioni per l'oggettistica di arredamento. Eppure, il vetro possiede una sua specificità, immediatamente visibile, che rende opportuno pensare una mostra a partire dalla sua particolare sostanza materiale, dalla sua apparente leggerezza o fragilità, dalla sua trasparenza o complessa e variegata opacità, dalla sua impareggiabile capacità di reagire autonomamente alle caratteristiche dell'ambiente che lo ospita; insomma il vetro sembra essere la cristallizzazione del linguaggio artistico.
In questo contesto, la Fondazione Bevilacqua, dopo la mostra personale del 1999 dedicata a Gaetano Pesce, punta oggi l'obbiettivo su quattro artisti (Karen Lamonte, Eraldo Mauro, Patrizia Molinari, Anna Skibska), che rappresentano a livello internazionale, la ricerca più stimolante e innovativa della materia "vetro" applicata all'installazione.
Pensata apposta per gli spazi della Bevilacqua La Masa a San Barnaba, la mostra curata da Stefano Cecchetto presenta le opere di questi quattro artisti si configurano come una sorta di architettura d'interni; attraverso il vetro, si rende visibile un altro luogo, o meglio un'altra parte dello stesso luogo. In qualità di materia viva, che spontaneamente dialoga e reagisce con l'ambiente, il vetro oltre a una visione 'attraverso' ci restituisce anche una particolarissima visione indiretta del luogo di appartenenza: i vestiti di Karen Lamonte per esempio diventano 'presenze', inquietanti fantasmi della memoria che sembrano voler uscire dalla stanza del caminetto per proseguire un viaggio di appartenenza e di identificazione con le altre stanze e con gli altri ospiti che le abitano; gli elementi di colore proposti da Eraldo Mauro vivono attraverso la luce una loro dimensione specifica e permettono alle bolle d'aria di respirare con la materia in una sorta di ideale armonia evocativa; la forma fetale di vetro adagiata sui suoi detriti e riflessa sullo specchio che la "ri-guarda" permette a Patrizia Molinari di indagare il tempo della nascita in un mondo che si sta deteriorando; mentre le forme sospese di Anna Skibska fanno intravedere attraverso i ricami della materia piccoli spiragli di un ideale altrove.

Anna Skibska

Mauro Eraldo

Karen Lamonte