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Fondazione Bevilacqua La Masa

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Karen Kilimnik

Palazzetto Tito
09.06.05> 03.10.05

 
 
 

a cura di Marco Ferraris
Dall'8 giugno al 3 ottobre 2005 la Fondazione Bevilacqua La Masa ha il piacere di presentare, nella sede di Palazzetto Tito, la prima personale in una sede pubblica italiana di Karen Kilimnik. La Fondazione Bevilacqua La Masa ha già esposto sue opere nella collettiva "Intervista con la pittura" (2002); il pubblico italiano ha iniziato a conoscerne l'opera di artista multimediale, che domina tanto il linguaggio dell'installazione quanto quello della pittura, attraverso la partecipazione alla mostra Post Human presso il Castello di Rivoli (1993). Da allora la tematica che permea il suo lavoro si è precisata e ampliata, fino a inserire il mondo reale in un mondo di favola in cui si mescolano la storia personale e collettiva, i sogni delle ragazze, l'influenza dei media in uno sfondo tra l'infantile e il noir.
La scelta della sede espositiva non è casuale: inserendo i suoi lavori nelle stanze di Palazzetto Tito, così segnatamente veneziano e memore di essere stato una dimora vissuta, l'artista mette in risalto un ambiente drammatico e un contesto storico molto intensi.
Da questa esposizione si evincono le preoccupazioni storiche dell'artista: i suoi dipinti raffigurano interni di quartieri, animali particolari, case di campagna e châteaux, ritratti di donne forti e misteriose e di corteggiatori affascinanti. Non mancano ovviamente gli sconfinati paesaggi d'epoca in cui si collocano questi personaggi. Karen Klimnik adatta e arricchisce i suoi temi riferendosi agli aneddoti popolari, storici e ai racconti dell'occulto che predilige.
La collocazione storica del paesaggio si può evincere nel titolo, come nell'opera: "Scene in the Countryside 1600s", o "The Ancient Way", sono dipinti che raffigurano una fitta foresta. In "Me-stole Martha-Paul's dog-Primrose hill, Regent's Park, London 1965" invece ritroviamo una donna e un cane pastore davanti a colline ondeggianti; un ritratto di una ragazza apparentemente ingenua con la bocca aperta ha il titolo sinistro "The Black Plague".
Anche gli animali diventano protagonisti delle opere della Kilimnik: in "George Crossing the Street at the Strand on the Way to the Haymarket Theatre for his Dinner" il protagonista è un cocker così come in un'altra versione del dipinto, "The Ghostly Dog of the Strand", ispirato ad alcune storie inglesi dell'arcano.
Seguendo la tradizione dei grandi maestri della pittura, la Kilimnik rivisita scene e protagonisti per poi ricollocarli in nuove storie e scenari. In questo senso l'artista partecipa alla teatralità manifestata che è alla base della pittura storica. Il concetto è chiaro in "St. George at the Kremlin" ed in "Circe, at the Volcano".
L'interesse dell'artista per il balletto ed i riferimenti ad esso si concretizzano in altre opere come quella della foresta intitolata "Giselle's cottage at the bolshoi".
Il linguaggio intricato e barocco che permea l'opera dell'artista si estende al di là della tela. L'artista considera l'ambiente in cui si colloca la sua opera come parte essenziale dell'opera stessa. I dipinti sono spesso accompagnati da estratti musicali e si completano con l'azione della pittura sull'ambiente in cui sono installati.
L'esposizione veneziana si sdoppia: Palazzetto Tito infatti oltre ad ospitare le tele sulle pareti si trasforma in una casa d'epoca attraverso un installazione pensata appositamente per lo spazio veneziano.
Entrando, i visitatori saranno al centro di un salone con tende stampate alle finestre e sui muri, con lampadari e gioielli che si uniscono a fragili nidi di uccelli, alle gemme ed ai fiori. Nella stanza che accoglie il camino invece ci saranno fiori freschi sulla cappa.