1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Fondazione Bevilacqua La Masa

Contenuto della pagina

I Borsisti dell'85ma Collettiva
Umane Figure

18.10.02> 09.11.02

 
 
 

La mostra tematica Umane Figure intende proporre una chiave di lettura per le opere di questi tre giovani artisti nella loro prima importante esposizione.
Passando attraverso ambiti diversi come la fotografia, la scultura e la pittura, l'installazione e il video, i loro lavori interrogano, indagano, suggeriscono attraverso particolari rappresentazioni figurative il tema dell'"umano".
Alessandro Bedin realizza delle fotografie di soggetti visti attraverso uno schermo traslucido che ne sfuma e dissolve le fattezze umane, lasciando però un'apertura attraverso la quale s'intravedono e si riconoscono nitidi dei particolari di visi o di oggetti nascosti.
Jasmina Cibic ha progettato per questa mostra un'installazione dal titolo "Internal exterioris"; in un armadio trasparente si trovano i "vestiti" dell'artista realizzati con i referti medici che costituiscono i risultati di analisi scientifiche sul suo corpo.
Verena Fanny Trausch lavora con le tecniche tradizionali della pittura e del disegno (olio su tela, tempera, acquerelli su carta, ecc.) con soggetti appartenenti al mondo degli affetti famigliari, ricreando un album di immagini e ricordi della sua vita.
Se storicamente le figure umane, almeno fino all'epoca moderna, sono definite e circoscritte all'interno dell'opera d'arte, per cui la rappresentazione visibile è quello che l'opera mostra, nel contesto contemporaneo interviene una dimensione semantico-concettuale per cui la figura tradizionalmente intesa passa in secondo piano.
Le figure umane "deboli", e quindi sfumate come nelle foto e nelle sculture di Alessandro Bedin, incomplete nel disegno e nel colore come nei dipinti di Verena Fanny Trausch, in crisi tra interiorità ed esteriorità come nell' installazione di Jasmina Cibic, interrogano ed invocano un "umano forte", "l'umano che non c'è", cercandone la radice. La figura debole ha bisogno di un aggettivo che diviene quasi nome, questo per non scomparire, per non occultarsi evitando di divenire mero oggetto alienato ed anonimo. Le umane rappresentazioni cercano nell'aggettivo il concetto che le caratterizza , l'area semantica da cui esse provengono e che può restituire loro identità.